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Isole di Okinawa |
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Le vicende storiche Il 1314 è un anno
importante per Okinawa: le continue lotte tra i diversi clan dell‘isola
portano alla costituzione di tre regni mentre l’economia povera
e di pura sussistenza subisce un notevole mutamento grazie alla riforma
agraria, all‘introduzione degli utensili in ferro e ai primi importanti
scambi commerciali con la Cina, voluti dal re di uno dei tre regni, Satto.
I contatti con il potente impero cinese si trasformano presto in un rapporto
di sudditanza: i cinesi modificarono il nome di Okinawa in Ryukyu, imposero
il pagamento di un tributo come pure la nomina del re di Ryukyu. Quest’ultimo
fatto avrà una grande influenza nell‘evoluzione del karate:
per l‘incoronazione del nuovo re, infatti, una delegazione cinese
composta da 500 tra militari e funzionali civili si stabiliva a Ryukyu
per alcuni mesi, favorendo la trasmissione dei fondamenti dell‘arte
da combattimento a mani nude. Tra li 1372 — anno dell‘incoronazione
ufficiale del re Satto — e il 1866 si succederanno 23 spedizioni.
Alla fine dell‘Ottocento il nome originale di Okinawa verrà
ripristinato mentre quello di Ryukyu indicherà l‘intero l‘arcipelago.
Nel 1392 un gruppo di cinesi si insediò a Kume, villaggio vicino
alla città di Naha. Il gruppo, denominato “l e 36 famiglie”,
doveva assicurare il collegamento tra il potere cinese e quello locale:
per cinque secoli restò una comunità chiusa, fedele alle
tradizioni cinesi. Essa si dissolverà, integrandosi alla popolazione
locale, solo nell’epoca Meiji (1868-1912). I tre regni verranno
unificati nel 1429 dal re Sho Hashi, capostipite della dinastia che governerà
Ryukyu fino alla fine dell ‘Ottocento. Il periodo di massimo splendore
coinciderà con la reggenza di Sho Shin (1477-1526), fondatore di
uno stato gerarchizzato e centralizzato che avrà nel castello di
Shuri, costruito nel 1509, la nuova sede del governo. Allo scopo di evitare
l‘insorgere di una qualunque opposizione, Sho Shin costrinse i capi
locali a stabilirsi nell‘area di Shuri, vietando loro l‘uso
delle armi. La leggenda fa risalire la nascita del karate alla proibizione
delle armi e all‘esigenza di contrastare l‘oppressore straniero;
probabilmente ciò non corrisponde al vero, dal momento che il divieto
venne imposto dal re di Ryukyu per colpire l‘agguerrita classe nobiliare.
Si può invece pensare che questi avvenimenti abbiano favorito l‘evoluzione
dell‘arte del combattimento a mano vuota proprio nelle classi più
elevate, che potevano avere contatti con i delegati cinesi in visita al
castello di Shuri e recarsi in Cina per versare i tributi. Questo facilitò
certamente l‘apprendimento delle tecniche di combattimento cinesi.
Nel 1609, Shimazu, signore giapponese di Satsumo, invase Ryuhyu prendendo
agevolmente il sopravvento sui locali: l‘esercito di Satsuma, infatti,
aveva in dotazione i fucili, appena introdotti in Giappone, mentre quello
locale poteva fare uso delle armi tradizionali. Shimazu considerava
prioritario il permanere dei rapporti commerciali con la Cina e dunque
il mantenimento dello status quo tra l’impero e Ryukyu. Il controllo
politico dell‘isola passava, però, nelle mani dei giapponesi:
ebbe così inizio un periodo di doppia dominazione che portò
alla perdita dell‘indipendenza di Ryukyu come pure alla compromissione
della sua cultura. I nuovi assetti politici introdotti dai signori di
Satsuma causarono un mutamento della struttura sociale: alcune famiglie
nobili persero le tradizionali prerogative e si integrarono ai ceti artigiani
e contadini; la pratica dell‘arte di combattimento rimaneva unica
prova della loro antica nobiltà: è probabilmente in questo
modo che l‘arte si diffuse nelle classi povere, benché pochi
siano gli indizi di una tradizione contadina del karate. Le trasformazioni
veicolate dalla rivoluzione industriale occidentale, indussero, nel 1868,
l‘imperatore Mutsushito ad imporre la radicale svolta politica che
prende il nome di “Restaurazione Meiji” e che pose fine al
periodo feudale giapponese. Nel 1879 Okinawa venne annessa ufficialmente
al Giappone, che sul finire del secolo (1894-1895) combatté e vinse
un conflitto contro la Cina, determinando l‘interruzione dei rapporti
tra Okinawa e l’impero. Il karate aveva raggiunto, nel frattempo,
un notevole sviluppo e con i primi anni del Novecento ebbe inizio la sua
diffusione in tutto il Giappone. Lo sbarco americano sull‘isola
e la conseguente occupazione di Okinawa durante la Seconda Guerra Mondiale
(solo nel 1972 il Giappone ne recupererà il completo controllo),
fecero scoprire il karate agli occidentali creando così le condizioni
per la sua diffusione su scala mondiale che visse il primo, importante
impulso negli anni Sessanta.
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L’evoluzione del karate Non è certo se ad Okinawa esistesse una forma di lotta locale prima dei contatti con la Cina: è anzi probabile che questo tipo di lotta si sia sviluppata dopo l‘instaurazione di stabili rapporti con l’impero. Gli abitanti di Okinawa assimilarono le tecniche del kempo, radicato da secoli nella tradizione cinese, in maniera frammentaria, adattandole alle proprie caratteristiche fisiche e culturali fino a ritrasformarle in un’arte da combattimento diverso. Tra il XV e il XIX secolo, l‘influsso della Cina allo sviluppo del ‘to-de” (nome con il quale si definiva all’ora il karate), si esercitò attraverso due canali principali: l‘arrivo delle delegazioni cinesi in occasione dell‘incoronazione del re di Ryukyu e i viaggi che i rappresentanti locali, in maggioranza nobili di Shuri, effettuavano in Cina per pagare i tributi. Lo durata della loro permanenza variava da pochi mesi a due anni e consentiva loro di assimilare gli aspetti del kempo praticato nel nord della Cina, dai nobili di Pechino. Con il passare del tempo il “to-de” cambiò tanto da assumere caratteristiche ben specifiche: così lo “Shuri-te” identificò il karate che, nell‘Ottocento, si praticava nell’area circostante il castello di Shuri. A Tomari, porto situato non lontano dalla città di Naha, si sviluppò invece il “Tomari-te”, scuola affine allo “Shuri-te” tanto da riconfluire, col tempo, in essa. Contemporaneamente, nella comunità cinese di Kume, a Naha, si affermava un altro tipo di karate: il “Naha-te” per l‘appunto. I cinesi di Kume benché da secoli ad Okinawa, formavano una comunità chiusa, con solidi legami con le province rneridionali della Cina. Solo dal 1830 la loro arte si aprì ai locali, che la assimilarono ed integrarono alla propria tradizione. L’introduzione del karate nelle scuole e la sua successiva diffusione in Giappone, favorirono, all‘inizio del XX secolo, lo sviluppo di numerosi stili, legati a differenti maestri. Oggi, i praticanti sono milioni, distribuiti sull‘intero pianeta: risulta sempre più difficile districare gli stili esistenti, perché ognuno di essi può subire variazioni con relativa facilità. Fino a pochi decenni fa, invece, il karate era circoscritto alla sola Okinawa: i maestri, pur possedendo caratteristiche particolari, non si ritenevano esponenti di stili differenti, e ciò consentiva agli allievi di conoscere vari metodi di insegnamento e di praticare con più di un maestro. Nel dopoguerra si affermò la classificazione dei diversi stili di karate: lo Shotokan è, oggi, quello più diffuso di derivazione “Shuri-te”, mentre il Goyu-ryu è lo stile più seguito di discendenza “Naha-te”.
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